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Art&Cavallo: il cavallo nella storia attraverso l’arte

20 Novembre 2020

Un approfondimento sul rapporto uomo-cavallo attraverso le opere d’arte di diverse epoche storiche

Grazie al lavoro di Roberto Martusciello CinquegranaDipartimento di Equitazione storica Fitetrec Ante, con il supporto del Museo Archeologico di Napoli, Museo Stibbert di Firenze, Museo Di Capodimonte di Napoli, Museo d’Avalos di Vasto, una nuova sezione ha preso vita all’interno della mostra a tema equestre Art&Cavallo 2020, dedicata all’indagine del rapporto tra l’uomo e il cavallo, attraverso le opere d’arte di diverse epoche storiche. Un viaggio temporale, dedicato al ruolo del cavallo nella storia, attraverso la storia dell’arte. In una Timeline prospettica, sono stati evidenziati i passaggi artistici dall’equitazione romana, a quella medievale e rinascimentale fino alla barocca, attraverso la pittura e la scultura che ha caratterizzato questi periodi. Un viaggio attraverso i nostri maggiori Musei che ci permette di comprendere l’equitazione odierna grazie alla cavalleria storica.

 

 

Periodo Romano

L’equitazione  romana era caratterizzata dall’assenza delle staffe e da cavalli non superiori a 150 cm al garrese. Gli Equites romani erano composti prevalentemente da ausiliari germanici. Uno dei riferimenti piu’ importanti dell’etologia greco-romana è sicuramente quello di Senofonte, mercenario greco che intorno al 350 a.C. scrisse L’Arte della Cavalleria in cui in più occasioni si evidenzia una equitazione etica ed attuale.

Chi vorrà servirsi in guerra di un cavallo generoso e che faccia figura, dovrà astenersi dal tormentargli la bocca e dallo spronarlo e frustarlo, come molti fanno, immaginandosi di renderlo brillante… Obbligando con le redini il cavallo ad alzar troppo la testa, invece di permettergli di veder bene davanti a se, si rende cieco; e spronandolo e percuotendolo si sbalordisce più che mai, cosicchè diviene pericoloso… Ma se gli s’insegnerà a muoversi tenendolo leggero in bocca, ad alzare il collo, a incurvare la testa in modo naturale, si vedrà che se ne compiacerà egli stesso e ne andrà superbo.”

 

Cavallo Mazzocchi – Fusione di frammenti di bronzo della Quadriga di Ercolano (Museo Archeologico di Napoli)

 

Statua equestre di Marco Nonio Balbo ( Museo Archeologico di Napoli)

 

Periodo Rinascimentale

In Occidente l’ausilio della staffa arriva intorno al VII secolo d.C. grazie agli Avari. L’assetto e quindi l’azione militare a cavallo divenne più incisiva. Nel periodo medievale e rinascimentale innumerevoli sono i trattati di veterinaria e mascalcia che descrissero e caratterizzarono la conoscenza dell’uso del cavallo. Grisone, Fiaschi, Pignatelli solo per citarne alcuni di autori e maestri di equitazione, riuscirono a dedicare diversi scritti alla preparazione del cavallo. Da questo periodo comincia a mettersi in evidenza l’Equitazione come Arte e non più solo come preparazione militare. Gli esercizi quieti e prolungati mitigano l’ardore dell’animale, e lo calmano invece di animarlo.

“Che se qualcuno ritiene che il correr sovente e velocemente, stancando il cavallo, lo calmi, pensa tutto il contrario di quello che è. In questo modo i cavalli focosi si mettono nevrili come l’uomo in collera.” (Senofonte)

 

 

Armatura tedesca da uomo d’arme (Museo Stibbert di Firenze)

 

Dettagli della sala della cavalcata (Museo Stibbert di Firenze)

 

Periodo Barocco

Molti dei trattati del periodo tardo rinascimentale e barocco hanno come caratteristica principale l’aspetto artistico del cavallo dedicato non piu’ esclusivamente alla guerra ma all’intrattenimento teatrale ed equestre. Famosissimi sono ad esempio gli spettacoli che Re Sole (Luigi XIV) riusciva a dare presso la propria residenza di Versailles. Il rapporto col cavallo era altresì influenzato da una doma dolce ed etica.

Messere Antoine de Pluvinel, maestro di re Luigi XIII, amava evidenziare: “Meglio insegnare le cose con dolcezza che con la costrizione… Se un cavallo rifiuta di obbedire, un buon cavaliere deve scoprire cosa glielo impedisce… Bisogna essere avari di colpi e prodighi di carezze…” Francois Robichon de La Gueriniere, maestro del ‘700 amava dire: “Bisogna amare i cavalli, essere vigoroso e ardito, e avere molta pazienza. Sono queste le principali qualità che fanno il vero Uomo di Cavalli”.

 

Sella della fine del XVI secolo (Museo D’Avalos di Vasto)

 

Francesco Liani, ritratto equestre di Carlo di Borbone (Museo di Capodimonte di Napoli)

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