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Il Cavallo Arabo, tra mito e realtà

Le leggende e i racconti sull’origine della razza Araba sono circondate da un alone di magia e si fondono con la storia di questi animali

Allah disse al Vento del Sud: “Diventa carne e io farò di te una nuova creatura in onore del mio sacro Nome e per la sconfitta dei miei nemici, affinché tu sia il servitore di tutti quelli che mi sono sottomessi.”

E il Vento rispose: “Signore, che sia fatta la tua volontà”.

Allora Allah prese una manciata di Vento del Sud vi soffiò sopra e creò il cavallo dicendo: “Il tuo nome sarà Arabo, la virtù risiederà nel ciuffo della tua fronte e porterai sulla tua groppa il bottino sottratto ai tuoi nemici”

 

Le leggende e i racconti sull’origine della razza Araba sono circondate da un alone di magia e si fondono con la storia di questi animali e delle Tribù Beduine del deserto.

Uno dei racconti delle “Tende nere” racconta del Re Salomone, figlio di Davide, che  – così innamorato delle sue giumente – per ammirarle si scordò dell’ora della preghiera al suo Dio. Per espiare ordinò di ucciderle tutte. Da questo massacro si salvarono cinque femmine, una di queste gravide che partorì un maschio, capostipite della razza. Con i nomi attribuiti alle cinque cavalle si volle così descrivere le loro qualità: KOHEILAN dagli stupendi occhi neri come quelli delle ragazze che usavano truccarsi con il “Kajal”, OBEYAN che portava la coda così orgogliosa e alta come il mantello dei beduini “Abaya”, DAHMAN con il pelo molto scuro “Duhm”, SHUWAIMEH con una voglia “Shama” trotinata, la cosiddetta “macchia del Profeta” venuta dal sangue versato durante una fuga del Profeta ferito sul collo dalla cavalla, SAGLAWIEH che possedeva al galoppo un’andatura gioiosa e impulsiva “Sagla”. Nacquero così le cinque più importanti famiglie del Purosangue Arabo. 

Ma la leggenda narra anche del profeta Maometto, il quale possedeva una mandria di giumente a cui era molto attaccato. Un giorno decise di sottoporle ad una dura prova per verificarne la loro sottomissione e il loro coraggio. Le lasciò per molti giorni senz’acqua e, quando le liberò, tutte le giumente si diressero al più vicino corso d’acqua per abbeverarsi. Poco prima che raggiungessero la riva del fiume il profeta le chiamò: solo 5 di queste, non curanti della sete, si diressero dal loro padrone. Cinque infatti sono le giumente alla base della razza. 

Fu sempre Maometto che fece dell’allevamento del puro “Asil” un dogma religioso. É scritto sul corano: “se un uomo non riesce a mantenere i suoi doveri religiosi, mantenga un cavallo Asil per la gloria di Allah, gli saranno perdonati i suoi peccati. Chi avrà allevato un cavallo Asil per la guerra santa, nel giorno della resurrezione verrà salvato dal fuoco dell’inferno.”

Un cavallo dalle mille leggende che però è ora una splendida ed elegante realtà.

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